Il progetto

Il rispetto per le persone e per le loro diverse credenze e abitudini di derivazione culturale, etica e religiosa è stato spesso invocato quale ideale ispiratore di numerose politiche sociali a livello europeo e nazionale. In particolare, il riferimento al rispetto è associato a quello alla tolleranza di fronte alla necessità di conciliare le istanze minoritarie all’interno di società multiculturali. Simili istanze toccano diversi aspetti della vita delle persone, quali, per esempio, i codici di abbigliamento (v. il celebre caso dello hijab islamico), i giorni di riposo dal lavoro (v. gli Ebrei che chiedono di non svolgere attività lo Shabbath) e le abitudini alimentari (v. i riti di macellazione hàlal e koshèr o le scelte di alimentazione vegetariana).

Nonostante le abitudini alimentari delle persone costituiscano un tratto distintivo della loro identità culturale, etica e religiosa, pochi studi sono stati dedicati interamente all’analisi di questo aspetto, quale fonte di possibili richieste di trattamento differenziale (es. esenzioni dalla legge). Come portato in evidenza dai temi previsti per l’Expo 2015 (sottotema 7: “L’alimentazione nelle culture e nelle etnie”), si ritiene che le abitudini alimentari giochino un ruolo cruciale nel modo in cui una persona concepisce se stessa in merito a una delle pratiche più essenziali della propria vita quotidiana: la nutrizione e il proprio sostentamento. Per questa ragione, uno studio dedicato a tali temi pare di sicura importanza per lo sviluppo di politiche rispettose di una pluralità di scelte personali, pratiche culturali e prescrizioni religiose.

Va inoltre sottolineato come la maggior parte degli studi dedicati alle questioni del “pluralismo alimentare” sono stati svolti principalmente nell’ambito delle scienze giuridiche e della sociologia o dell’antropologia sociale. Meno presente è stata la voce della filosofia politica. Il contributo innovativo dei filosofi politici, portato avanti congiuntamente a quello meglio conosciuto dei filosofi del diritto, può essere importante sia da un punto di vista teorico sia applicativo. Secondo il primo aspetto, la filosofia politica può contribuire allo studio degli ideali di rispetto e tolleranza, nelle loro radici storiche e concettualizzazioni recenti, quali basi per lo sviluppo di politiche e previsioni legali mirate alla conciliazione delle istanze minoritarie e al chiarimento dei modi di applicazione di tali ideali, politiche e previsioni alla questione del “pluralismo alimentare”. Dalla prospettiva applicativa, essa può contribuire alla formulazione di raccomandazioni di policy, all’interno di un quadro giuridico e concettuale ben definito e storicamente fondato, al fine di sviluppare linee di intervento informate da una migliore comprensione degli ideali normativi e dei problemi sociali di riferimento.

Combinando le competenze di filosofi politici, storici del pensiero filosofico e politico e filosofi del diritto, il presente progetto si propone di riempire questa lacuna portando avanti uno studio (teorico e applicato) mirato alla comprensione dei problemi posti dal “pluralismo alimentare” all’integrazione delle minoranze e alla conciliazione delle istanze specifiche delle quali esse sono portatrici.

Il progetto è coordinato da Emanuela Ceva, ricercatrice di Filosofia Politica presso l’Università degli Studi di Pavia.

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